Massimiliano Tosin, Alberto Amodeo e Tommaso Morandi al Rotterdam Qualification Meet 2023

(di M.Ghizzota/Finp)

Intervista a Massimiliano Tosin, l'instancabile allenatore della Nazionale italiana, pronto a condividere con noi la sua straordinaria esperienza e il suo impegno nel plasmare campioni unici

Com’è stata l’esperienza del Rotterdam Qualification Meet 2023?

"Innanzitutto, è stata una esperienza di gara molto divertente. Il mese di novembre aveva già a calendario diverse gare importanti come i Campionati Italiani in vasca corta ma volevamo un periodo di gare più intenso che ci portasse fino al meeting di Brescia del 17 dicembre. Nel cercare le competizioni a cui potevamo partecipare, volevo qualcosa che stimolasse, motivasse e che fosse una esperienza nuova per gli atleti. Abbiamo scelto il Rotterdam Qualification Meet che vedevamo da qualche anno, perché serviva un contesto, un impianto che trasmettesse ai ragazzi il senso di un evento sportivo internazionale. E’ una gara per atleti normodotati con inserimento di nuotatori di nuoto paralimpico aperta alla partecipazione internazionale. Per Alberto Amodeo, che è un atleta consacrato, volevo una verifica di un lavoro che non è ancora per intensità, nel pieno, ma che sta già dando buoni frutti.

Per Tommaso Morandi, che ancora è molto giovane, ha soli 16 anni, volevo trasmettere la motivazione e la voglia di tornare a casa per fare quell’allenamento in più, quella virata in più o sistemare quel dettaglio tecnico in più per continuare a migliorarsi. Gli altri atleti che seguo chi per un motivo chi per l’altro è stato più giusto lasciarli a casa e continuare la loro preparazione senza stress ulteriori ma, una volta tornato, penso che riproporrò Rotterdam anche il prossimo anno e ad un gruppo molto più ampio".

Ci sono state differenze di approccio all’evento per i due atleti?

"L’approccio è chiaramente diverso, con Alberto avevamo parlato prima, lui è molto bravo in determinate tipologie di gare, quelle che attengono di più al mezzofondo, è un 400ista molto bravo, , in confronto ad altre disabilità presenti nella sua classe ha la condizione giusta per potersi esprimere al meglio non solo da un punto di vista metabolico.

Quindi abbiamo deciso di andare a Rotterdam per disputare, tra le altre, gare molto impegnative che qui non riusciamo a fare spesso, tipo l’800 Stile Libero. Lui ha fatto molto bene, sono molto soddisfatto e siamo pronti per proseguire il lavoro.

Per Tommaso era diverso, non so che opportunità avrà o dove potrà arrivare il prossimo anno, mi interessa fino ad un certo punto. È importante che continui ad avere un percorso sereno ma di qualità. Qualità non solo intesa come prestazione ma anche rispetto al contesto che si offre a questi ragazzi. Io credo molto in questo, costruire le condizioni affinché i ragazzi possano esprimersi penso sia fondamentale. In questo senso, e parlando di Tommaso, fatemi ringraziare Paolo Sartori, allenatore molto importante della Federazione Nuoto.

Non abitando vicino alle piscine in cui alleniamo gli atleti della Polha Varese avevamo bisogno di trovare, appunto, il contesto giusto per far crescere Tommaso in modo che fosse sostenibile per la famiglia. Ho quindi chiamato Paolo chiedendogli se avesse voglia di condividere questo percorso insieme. Mi ha subito dato disponibilità e poi ora si sta appassionando alla sua crescita e questo mi rende molto contento.

Con Rotterdam cercavo il desiderio di Tommaso di rientrare con la consapevolezza di poter già sostenere il confronto con gli atleti più affermati della sua classe e di aver capito che ce la può fare, che ci sono persone e Società Sportive ( Polha Varese e Phoenix Nuoto) che ci tengono, che lo seguono con passione e che cercano di impostare il suo futuro al meglio.

 Mi è sembrato quindi congeniale andare a Rotterdam coinvolgendolo in un momento in cui lo vedevo bene in acqua, ero abbastanza sicuro che avrebbe fatto bene. Si è meritato l’occasione e l’ha sfruttata benissimo stabilendo il suo record personale ed il record cat. Ragazzi in ognuna delle gare a cui ha partecipato: 200 misti SM8 2:43,25 - 100 stile S8 1:03,06 - 50 stile S8 29,07 - 50 farfalla S8 32,20".

Come il vostro impegno nella promozione dello sport paralimpico si confronta con le sfide legate all'accesso agli impianti sportivi in Italia, e quali soluzioni proponete per superare queste difficoltà?

"Certamente noi come Staff tecnico lavoriamo molto bene insieme, ma è la nostra storia e la nostra esperienza personale che ci obbliga a fare così, è quello che abbiamo fatto negli anni (anche in qualità di delegato regionale lo dico), abbiamo cercato di costruire, domandandoci quale fosse il nostro principale obiettivo. La mia risposta è valorizzare tutti i ragazzi indipendentemente dalla disabilità con cui si presentano. Per farlo e per creare identità ed autostima devi metterci qualità ed empatia. Lo sport paralimpico non è assistenzialismo, ma uno sprone, è un mezzo per esprimersi, conoscersi e costruire un pezzo di strada importante che fa parte del progetto di vita di questi ragazzi. La qualità deve esserci in tutto: qualità d’allenamento, di pensiero, delle gare, degli impianti e soprattutto qualità nelle relazioni istituzionali.

La nostra impostazione come FINP è sempre stata questa, sostenere i territori per far sorgere delle società paralimpiche, investire su una formazione approfondita e sempre in aggiornamento, investire su calendari gare e progetti tecnici seri sia a livello territoriale sia a livello Nazionale, cercare di essere presenti nel maggior numero di piscine e nel maggior numero di città … poi da lì con le giuste interazioni si creano le condizioni per favorire i percorsi individuali per tutti i nostri ragazzi.

Poi si, è vero che ci sono difficoltà area per area di trovare spazi e impianti adeguati: a volte siamo costretti a spostarci molto, perché con gli impianti facciamo fatica in Italia e il confronto con l’estero è impietoso. Bisognerebbe cercare di risolvere il problema una volta per tutte ma non voglio essere solo pessimista, alcuni progetti importanti stanno nascendo e dovremo farci trovare pronti per farne parte, è fondamentale".

Come lo immagini il 2024?

"Come ogni anno parto con grande entusiasmo ed una buona dose di scaramanzia, è un po’ presto fare una previsione legata agli eventi principali della stagione. Abbiamo anche molti atleti in classificazione internazionale ed è un processo complesso. Tante cose possono ancora cambiare ma in generale come posso non essere ottimista? Ho la fortuna di lavorare con ragazzi giovani, diventati straordinariamente consapevoli. Al momento giusto saremo pronti".